====== Interni ====== Descrizione dei principali elementi architettonici che caratterizzano l’interno della chiesa di San Giovanni Battista dopo i restauri post-bellici. E’ fondamentale mettere in luce l’impianto a croce greca che caratterizza l’edificio, disegno che, in molteplici fonti bibliografiche, viene definito come insolito e peculiare nel contesto architettonico ferrarese, conferendo alla chiesa un aspetto originale. Come per l’esterno, la descrizione degli elementi interni rivela la molteplicità degli stili architettonici che nei secoli si sono stratificati, amplificando il valore e la peculiarità dell’opera. {{:architettura:016f5a1e574fb82cdf700400305a85f0.jpeg|Impianto centrico a croce greca}}L’impianto della chiesa è centrico, in particolare a** **croce greca: **[[4.-san-giovanni-battista:3.-architettura:5.glossario-generale#navata|navata]]** e transetto hanno la stessa lunghezza e si intersecano a metà della loro lunghezza. Solitamente, negli edifici rinascimentali la cupola si erge all'incrocio tra i due bracci del **[[4.-san-giovanni-battista:3.-architettura:5.glossario-generale#transetto|transetto]]**, creando così uno spazio definito dalle forme elementari del quadrato e del cerchio. Tale impianto però può anche essere definito a quinconce: ossia una croce greca inscritta in un quadrato su cui si sviluppa un edificio a 9 campate: una principale al centro (coperta da cupola), 4 campate minori negli angoli (qui coperte da volta a vela), ed infine 4 campate laterali (che definiscono la navata principale e il transetto, coperte da volta a botte). {{:architettura:screenshot_20241026_154005_docs.jpg|Impianto a quinconce della chiesa di Santa Maria Assunta in Carignano, Galeazzo Alessi}}{{ :architettura:screenshot_20241026_154057_docs.jpg |Impianto a quinconce della chiesa di San Giovanni Battista}} L’impianto a quinconce si diffuse dopo la proposta di Donato Bramante per il rinnovo della basilica di San Pietro a Roma: il suo primo disegno noto per questo progetto è la pianta denominata Uffizi A1, detto anche “piano di pergamena”, a lungo considerato la metà di un progetto che si sarebbe dovuto completare in maniera speculare originando così una pianta centrale a quinconce. {{:architettura:screenshot_20241026_154136_docs.jpg|"Piano pergamena", progetto per il rinnovo della basilica di San Pietro, Donato Bramante}}{{ :architettura:screenshot_20241026_154235_docs.jpg |Il "piano pergamena" completato come edificio a pianta centrale a quinconce}} {{:architettura:9641-f.jpg|Pilastro a sbarra che sostiene la cupola}}La cupola su pennacchi è sostenuta da pilastri a sbarra, ossia quattro coppie di pilastri compenetrati che permettono di conferire maggiore sostegno e solidità alla cupola. E’ proprio la presenza di questi elementi a sbarra a confermare il carattere prettamente cinquecentesco dell’architettura: ideati da Bramante per il progetto della basilica di S.Pietro a Roma, all’inizio del XVI secolo, furono da quel momento ripresi con grande frequenza nei secoli successivi. {{:architettura:screenshot_20241026_160031_docs.jpg|Pilastro a sbarra nel progetto per San Pietro di Raffaello " seguitando I vestigi di Bramante" (Serlio)}} {{:architettura:sanpietro.jpg|Pilastri a sbarra nella Basilica di San Pietro oggi}} E’ necessario sottolineare come questa sia una delle chiese ferraresi ad aver subito più restauri, in particolare dopo i bombardamenti bellici del 1944. {{:4.-san-giovanni-battista:4.-architettura:36414-_f.jpg|Interventi di restauro della chiesa dopo le distruzioni belliche, 1963}} {{:4.-san-giovanni-battista:4.-architettura:36400-_f.jpg|Interventi di restauro di cupola e lanterna dopo le distruzioni belliche, 1963}} {{:4.-san-giovanni-battista:4.-architettura:36361-_f.jpg|Interventi di restauro dopo le distruzioni belliche, 1963-65}} La documentazione ancora esistente presso l’Archivio Fotografico dei Musei Civici, permette di rilevare come, ad esempio, l’elemento di decoro dei pennacchi abbia conosciuto profonde trasformazioni. Nelle testimonianze risalenti al 1938, sono ben visibili su di essi delle decorazioni scultoree, raffiguranti figure di angeli, oltre che decorazioni in bassorilievo in stucco sia nel tamburo (attorno alle finestre) sia nell**’[[4.-san-giovanni-battista:3.-architettura:5.glossario-generale#intradosso_della_cupola#Intradosso_della_cupola|intradosso]]** della cupola. {{:4.-san-giovanni-battista:4.-architettura:10125-f.jpg|Dettaglio della decorazione scultorea dei pennacchi e dell'intradosso della cupola prima delle distruzioni belliche, 1938}} Tale scelta decorativa della cupola ricorda fortemente lo stile barocco, che si diffonde nel XVII secolo, contraddistinto da una peculiare compenetrazione tra architettura e scultura. Quest’ultima perde così il suo isolamento nello spazio per inserirsi in un contesto architettonico rendendolo maggiormente ricco e vistoso, amplificando altresì l’effetto scenografico al fine di suscitare stupore nell’osservatore. {{:architettura:screenshot_20241026_154556_docs.jpg|Dettaglio decorazione scultorea di pennacchi e intradosso della cupola nella chiesa barocca di San Tommaso a Castel Gandolfo, Gianlorenzo Bernini.}}{{ :architettura:screenshot_20241026_154619_docs.jpg |Dettagli di decorazione scultorea dell’intradosso della cupola nella chiesa barocca di Sant'andrea al Quirinale a Roma, Gianlorenzo Bernini.}} Nell’architettura barocca, infatti, l’ornamento riveste un ruolo fondamentale, superando talvolta per importanza la struttura stessa e giocando un ruolo essenziale nella creazione di composizioni spaziali particolarmente complesse. {{:4.-san-giovanni-battista:4.-architettura:9646-f.jpg|Dettaglio di decorazione scultorea in stile barocco nella chiesa di San Giovanni Battista}} {{:architettura:9655-f.jpg|Dettaglio dei pennacchi e dell’intradosso della cupola dopo la rimozione delle decorazioni scultoree durante il restauro, 1979.}}Nelle testimonianze fotografiche del 1979 si può notare che le decorazioni plastiche in corrispondenza dei **[[4.-san-giovanni-battista:3.-architettura:5.glossario-generale#pennacchi|pennacchi]]**, del **[[4.-san-giovanni-battista:3.-architettura:5.glossario-generale#tiburio|tiburio]]** e dell’intradosso della cupola sono state rimosse. Le uniche decorazioni ancora esistenti sono semplici **[[4.-san-giovanni-battista:3.-architettura:5.glossario-generale#bassorilievi|bassorilievi]]** sulle paraste e su alcune porzioni della trabeazione. {{:architettura:screenshot_20241026_154821_docs.jpg|Dettaglio del pulvino, o dado brunelleschiano, nelle paraste interne della chiesa}}Molto particolare è la scelta adottata per gli ordini architettonici delle **[[4.-san-giovanni-battista:3.-architettura:5.glossario-generale#paraste|paraste]]** interne: queste terminano con un capitello a cui viene sovrapposto un pulvino, detto anche dado brunelleschiano. ==== Che cos’è il pulvino? ==== Il pulvino è un elemento architettonico strutturale a forma di piramide rovesciata di origine bizantina, posto tra il **[[4.-san-giovanni-battista:3.-architettura:5.glossario-generale#capitello|capitello]]** e l'imposta dell'arco. Brunelleschi, ad esempio, adottò questa soluzione in alcuni suoi progetti per innalzare gli archi a tutto sesto e accentuarne la verticalità, senza per questo alterare le proporzioni classiche delle colonne. Per questo motivo tale elemento viene anche chiamato dado brunelleschiano. Come già accennato, osservando gli elementi strutturali ed architettonici della chiesa, si rileva la costante tendenza ad amplificarne la verticalità. Ad esempio, le paraste che occupano la superficie muraria trovano una loro prosecuzione nelle nervature lungo la volta a botte che conforma il soffitto, creando così un forte senso di continuità e dinamicità strutturale tra i vari elementi architettonici. {{:architettura:9641-f.jpg|Dettaglio delle nervature sul soffitto come prosecuzione delle paraste delle pareti}} {{:architettura:fb_img_1729950526521.jpg|Dado brunelleschiano }} ---- **Bibliografia:**\\ - R. Varese, A. M. Visser Travagli (a cura di), //La chiesa di San Giovanni Battista e la cultura ferrarese del Seicento//, Milano 1981, pp. 216-231\\ - B. Zevi, //Biagio Rossetti architetto ferrarese il primo urbanista moderno europeo//, Torino 1960\\ - A. Guzzon , P. Poggipollini (a cura di), //Chiese e Monasteri di Ferrara, Devozione Storia Arte di una Città della Fede//, Ferrara 2000, pp. 181-182 ---- Scritto da: Irene Guerra Editor: Ilenia Foti