====== San Giovanni Battista alla fonte ====== ===Opera in breve:=== L’opera, citata in maniera unanime dalle fonti come lavoro del Parolini, appartiene al periodo più tardo della carriera dell’artista: viene realizzata nel 1710 e rimane nella [[4.-san-giovanni-battista:3.-architettura:1.esterni|chiesa di San Giovanni Battista]] fino al 1917. Riccomini sostiene che l’opera presenti un recupero intelligente della scuola di [[http://www.treccani.it/enciclopedia/guido-reni_(Dizionario-Biografico)/?search=RENI%2C%20Guido%2F|Guido Reni]] e un evidente avvicinamento alla [[http://it.wikipedia.org/wiki/Pittura_veneta|pittura veneta]]: degna di nota è la somiglianza al //San Giovanni Battista nel deserto// del pittore bolognese, sia nella posa del soggetto che nell’ambientazione. {{ :4.-san-giovanni-battista:5.-opere:san_giovanni_battista_alla_fonte.jpg |}} ===Caratteristiche:=== • **Titolo**: //San Giovanni Battista alla fonte//\\ • **Autore**: Giacomo Parolini (1663-1733)\\ • **Datazione**: 1710\\ • **Dimensioni**: 195 x 131 cm\\ • **Tecnica e supporto**: olio su tela, pala d’altare\\ • **Collocazione**: Musei Civici di Arte Antica (deposito ASP - Azienda Servizi alla Persona, Ferrara), in deposito dal 1974.\\ • **Provenienza**: Chiesa di San Giovanni Battista (coro-dietro l’altare maggiore).\\ • **Inventario**: Inv. D.O.C. n°87\\ ===Descrizione:=== Nella scena viene ritratto il Battista che, ancora fanciullo, attinge acqua da una fonte nella roccia del deserto, dove trascorre il suo periodo di eremitaggio raccontato nei Vangeli. Dall’alto lo osservano due cherubini mentre, ai suoi piedi, riposa un agnellino. Il santo tiene nella mano sinistra una croce con un cartiglio arrotolato. Su quest’ultimo campeggia la formula latina ECCE AGNUS DEI che, secondo i Vangeli, il Battista recita a Cristo al momento del Battesimo, riconoscendolo come il Messia, salvatore degli uomini. Tipici attributi di Giovanni Battista sono infatti l’**agnello** (Agnus Dei), una **croce** di verghe e canne molto lunga ed esile, il **vestito** di pelli con una cintola di cuoio. Può anche reggere la ciotola per l’acqua del Battesimo o un favo di miele. ---- Bibliografia:\\ - [[http://books.google.it/books?id=UgorAAAAIAAJ&printsec=frontcover&hl=it&source=gbs_ge_summary_r&cad=0#v=onepage&q&f=false|G. Baruffaldi, Vite de’ pittori e scultori ferraresi, vol. II, Ferrara 1844-1846, p. 331.]]\\ - C. Brisighella, //Descrizione delle pitture e sculture della città di Ferrara//, 1700 – 1735 ca., a cura di M. A. Novelli, Ferrara 1991.\\ - E. Riccomini, //Il seicento Ferrarese//, Milano 1969, p. 3.\\ - [[http://books.google.it/books?id=J4BYAAAAcAAJ&printsec=frontcover&hl=it&source=gbs_ge_summary_r&cad=0#v=onepage&q&f=false|G. A. Scalabrini, Memorie istoriche delle chiese di Ferrara e de' suoi borghi munite, ed illustrate con antiche inediti monumenti, che possono servire all'Istoria Sacra della suddetta Città dedicate al nobil uomo il signor conte Francesco Greco in Ferrara MDCCLXXIII, Ferrara 1773, p. 167]]\\ https://museoinvita.it/magnani-parolini/ ---- Scritto da: Martina Menghini\\ Editor: Angelica Agrò