Descrizione dei principali elementi architettonici che caratterizzano l’esterno della chiesa di San Giovanni Battista dopo i restauri post-bellici.
L’analisi permette la comprensione delle varie stratificazioni di stili architettonici che, in epoche ed in modalità diverse, hanno portato al raggiungimento dell’attuale assetto. Si identificano elementi appartenenti all’architettura antica romana, a quella medievale romanica ed infine, in maniera preponderante, elementi caratteristici del linguaggio rinascimentale.
La chiesa di San Giovanni Battista ha uno sviluppo fortemente verticale, come dimostra la composizione della facciata suddivisa in due livelli. Quello inferiore, più alto, accoglie il portale d'ingresso che presenta una leggera strombatura verso l’interno ed è sormontato da una nicchia con una statua, unico elemento decorativo della facciata.
Il livello superiore, meno esteso in altezza rispetto a quello inferiore, è contraddistinto da una cornice marcapiano e presenta la singolarità di una finestra termale. Si tratta di una grande finestra semicircolare tripartita, di solito più ampia al centro rispetto alle sezioni laterali.
Questo tipo di finestra, caratteristica delle Terme di Diocleziano costruite nel 302 a Roma venne reintrodotta e utilizzata largamente dall’architetto Andrea Palladio nel XVI secolo, determinandone così la diffusione nell’architettura rinascimentale. La presenza di questo elemento ribadisce lo stile fortemente rinascimentale della chiesa di San Giovanni Battista in cui si ripropongono elementi architettonici antichi in spazi moderni e rinnovati, così da creare una continuità temporale fra i modelli classici e la loro successiva riformulazione .
Oltre che in facciata, questo tipo di finestra è inserita anche nella porzione superiore dei due bracci del transetto, divenendo così un elemento distintivo dell’ esterno della chiesa.
Il tetto, caratterizzato da una copertura a capanna, presenta tre pinnacoli leggermente arretrati rispetto alla facciata. Si tratta di elementi architettonici propri dell’epoca medievale: nelle facciate delle chiese romaniche, la guglia è quadrata e poco sviluppata in altezza, mentre nelle successive chiese gotiche si sviluppa verticalmente diventando anche molto alta, il che rimanda ad una mescolanza di stili ed influenze appartenenti a epoche diverse che conferiscono indubbiamente un valore aggiunto all’opera in termini di qualità architettonica, implementando così il suo valore storico e artistico.
Un ulteriore elemento che contribuisce a questa organicità stilistica è il materiale utilizzato. La chiesa è infatti costruita in pietra, impiegata tipicamente in epoca medievale, e non in laterizio, scelta di norma privilegiata per le architetture rinascimentali.
Nonostante la chiesa abbia un impianto a croce greca, che presuppone la presenza di navata e transetto di egual misura, il braccio longitudinale appare maggiormente allungato rispetto a quello trasversale grazie alla presenza dell’abside che, con la sua forma semicircolare, permette di suggerire un’idea di spazio avvolgente, riducendo al contempo la spigolosità caratteristica della croce greca.
Addossato all’area absidale vi è un campanile a pianta quadrata, sempre in pietra, sicuramente assimilabile allo stile romanico. Particolarmente interessante è la soluzione decorativa della trabeazione: le mensole, utilizzate per impedire all’acqua piovana che si accumula sul tetto di bagnare i muri, non sono poste sulla cornice come da prassi, bensì sul fregio.
Perchè le mensole nel fregio? Questa soluzione venne adottata per la prima volta da Leon Battista Alberti nel Palazzo Rucellai (1451) traendo spunto dal Colosseo. Ancora una volta, dunque, si sottolinea come la chiesa si inserisca perfettamente in quella tendenza rinascimentale volta al recupero di soluzioni antiche da inserire in contesti architettonici moderni. 
Per quanto riguarda invece i capitelli delle paraste adiacenti alle pareti esterne, va rilevato come questi seguano la tendenza quattrocentesca della varietas, ossia privilegino l’inserimento di elementi decorativi in maniera totalmente libera e fantasiosa, slegandosi dai rigorosi modelli degli ordini architettonici classici. 
In questa chiesa, la cupola poligonale è un elemento fondamentale della struttura, in quanto coronamento dell’impianto a croce greca. Grazie alla presenza del tamburo, la struttura risulta particolarmente alta, accentuando così il senso di verticalità e dinamicità dello spazio in modo da compensare lo spazio limitato, caratteristico dell’impianto centrico. La cupola, inoltre, è ricoperta esternamente da un tiburio, che ricopre la grande lanterna a base circolare che corona la cupola, elemento architettonico che, come il tamburo, si diffonde ampiamente tra il XV e il XVI secolo. Di consuetudine sulla punta della lanterna, come nel caso della chiesa di San Giovanni Battista, vengono installate palle in bronzo sormontate da croci, simbolo dell'universalità e della potenza ideologica del Cristianesimo. 

—- Bibliografia:
- R. Varese, A. M. Visser Travagli (a cura di), La chiesa di San Giovanni Battista e la cultura ferrarese del Seicento, Milano 1981, pp. 216-231
- B. Zevi, Biagio Rossetti architetto ferrarese il primo urbanista moderno europeo, Torino 1960
- A. Guzzon , P. Poggipollini (a cura di), Chiese e Monasteri di Ferrara, Devozione Storia Arte di una Città della Fede, Ferrara 2000, pp. 181-182 —- Scritto da: Irene Guerra Editor: Ilenia Foti