1. Devoluzione

Per molti versi il 1598 costituisce la conclusione di un sistema di valori. Negli ultimi anni sono state condotte numerose ricerche con l’obiettivo di “smontare” il paradigma ottocentesco di una Ferrara seicentesca in declino, rivalutando invece le peculiarità e le spinte culturali della città durante l’amministrazione papale.

A seguito della mancanza di una discendenza diretta da Alfonso II d’Este, venne nominato duca Cesare, suo cugino, nipote illegittimo di Alfonso I e Laura Dianti. Già nel 1567 papa Pio V aveva emanato una bolla, la “Prohibitio alienandi et infeudandi civitates et loca Sanctae Romanae Ecclesiae”, mirata a vietare la successione al regno ai figli nati fuori dal matrimonio e a tutti i loro discendenti. Così, il 29 gennaio 1598, dopo aver scomunicato Cesare d’Este, papa Clemente VIII e il cardinal nipote Pietro Aldobrandini varcarono le porte di Ferrara, conducendo il ducato, ed in particolare la città, verso una nuova ridefinizione dal punto di vista politico e amministrativo.

L’antica capitale del ducato Estense diventò l’estremità settentrionale dello Stato Pontificio, trasformandosi quindi nel territorio di confine fra Stato Pontificio e Repubblica di Venezia. Questa posizione le conferì un ruolo strategico molto importante per il potere papale ma, contemporaneamente, le assicurò una maggiore autonomia rispetto ad altre città sotto lo stesso dominio.
Ferrara da quel momento avvertì l’esigenza di costruirsi una nuova identità civica, politica e culturale e l’arte, in questo, assume naturalmente un ruolo di primaria rilevanza.


Bibliografia:
- R. Varese (a cura di), Il passeggiere disingannato: guide di Ferrara in età pontificia, atti del convegno, Ferrara Biblioteca Ariostea, 19 ottobre 2017: omaggio a Carlo Bassi (1923-2017), Firenze 2019, pp. 81-108
- E. Riccòmini, Il seicento Ferrarese, Milano 1969


Scritto da: Ginevra Elettra Trisconi
Editor: Francesco Chirico