Decollazione di San Giovanni Battista
La Decollazione di San Giovanni Battista è un dipinto di Scarsellino, databile intorno agli inizi del ‘600. Realizzata in origine per la Chiesa di San Giovanni Battista a Ferrara, l’opera ricca di figure e complessa nella composizione riassume perfettamente il tardo manierismo.
• Titolo: Decollazione di San Giovanni Battista
• Autore: Ippolito Scarsella, detto Scarsellino
• Datazione: 1603-1605
• Dimensioni: 250×180 cm
• Tecnica e supporto: olio su tela
• Collocazione: Musei Civici di Arte Antica (deposito ASP - Azienda Servizi alla Persona, Ferrara).
• Provenienza: Chiesa di San Giovanni Battista, cappella Negrelli (terza capp. destra), Ferrara
• Inventario: Inv. D.O.C. n°24
L’opera fu commissionata da Antonio Nigrelli da Sassuolo, figura vicina ad Alfonso II d’Este, la cui famiglia aveva acquistato un altare all’interno della chiesa. Si tratta di un dipinto ricco di figure e dalla composizione complessa che riflette le tendenze tipiche del tardo manierismo, più volte replicata da allievi della scuola di Scarsellino, e non solo, proprio per la sua peculiare incisività. Baruffaldi, nelle sue Vite la descrive come un’opera talmente realistica da suscitare nello spettatore orrore e pietà nello stesso momento.
Si può infatti osservare la testa del Battista già recisa, ma non ancora caduta a terra, con il sangue che sgorga dal collo del santo. A sinistra il carnefice è colto nell'atto appena successivo alla decapitazione, mentre, ai suoi piedi, si trova il corpo inginocchiato della vittima. Sulla destra alcune donne osservano la scena: tra loro si riconoscono Erodiade e la figlia Salomè, la prima ansiosa di vedere la morte del Battista, la seconda timorosa ma al contempo intrepida, indecisa se guardare o meno la scena, tanto che con una mano si copre il volto mentre con l’altra tiene stretto il bacile d’argento su cui verrà posata la testa.
Nella parte superiore del dipinto, va in scena l’atto successivo della storia: al banchetto di Erode, le donne presentano al re la testa decapitata del Battista. Lo sguardo dello spettatore è guidato verso l’alto da un complesso sistema di diagonali suggerite dagli elementi architettonici che scandiscono i piani compositivi del dipinto. Un'imponente scala a due rampe raccorda infatti la testa del carnefice alla balaustra, dietro alla quale le figure appaiono in movimento. Unico elemento che conferisce sacralità alla rappresentazione è un angelo, in alto a sinistra, che regge la palma del martirio del santo.
Bibliografia:
- M. A. Novelli, Scarsellino, Milano 2008
- C. Cittadella, Catalogo Istorico dé pittori e scultori ferraresi e delle opere loro, con in fine una nota esatta delle più celebri pitture delle chiese di Ferrara, Ferrara 1782, Volume 3
- G. Baruffaldi, Vite de’ pittori e scultori ferraresi, Ferrara 1844-1846, Volume 2
- D.O.C. 24, Comune di Ferrara Civiche Gallerie d’Arte Antica, (gennaio 1993)
Scheda opera su fondazionezeri.unibo.it
Scritto da: Maddalena Cavallini
Editor: Francesco Chirico