San Lazzaro

Opera in breve:

L’opera di San Lazzaro è stata realizzata da Nicolò Roselli, probabilmente a fine Cinquecento; probabilmente in seguito la ricostruzione della chiesa di San Giovanni Battista dopo il terremoto del 1570-72.

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Caratteristiche:

Titolo: San Lazzaro
Autore: Nicolò Roselli
Datazione: XVI secolo
Dimensioni: 241 x 146 cm, olio su tavola
Collocazione: Museo Civico di Palazzo Schifanoia, Ferrara.
Provenienza: Chiesa di San Giovanni Battista, Ferrara.
Inventario: Inv. D.O.C. 89.

Descrizione:

Quest’opera viene giudicata dal critico Gruyer, come la miglior opera del Roselli.
Il dipinto rappresenta un santo con un paesaggio sullo sfondo. Più nel dettaglio, il soggetto raffigurato a figura intera, a grandezza naturale, con il corpo coperto di piaghe può essere identificato con San Lazzaro anche se le fonti non sono concordi nel riconoscerne gli attributi iconografici. Secondo alcune, il santo stringe nel braccio alzato un cartiglio pieghettato, mentre per altre, con la mano destra agiterebbe uno strumento di legno, denominato cantarana o crepitacolo, che i malati utilizzavano per avvisare del loro passaggio.
Sullo sfondo si apre un paesaggio collinare reso dal pittore con grande attenzione fin nei minimi particolari. Due quinte architettoniche restringono lo spazio in primo piano nel quale si staglia la figura intera del santo: a destra un edificio dall’architettura classicheggiante, mentre a sinistra un albero dalla chioma rigogliosa. In secondo piano, in scala nettamente inferiore, si scorge una scena della vita del santo a corroborare l’ipotesi identificativa con Lazzaro: davanti al palazzo egli compare seduto su alcune rocce mentre alcuni cani sono intenti a leccargli le ferite secondo una tradizione agiografica che ha dato vito all’iconografia più diffusa: San Lazzaro rappresentato in vesti da mendicante, seminudo, coperto da piaghe, con un bastone e un cane. In basso a sinistra è presente la sigla di Roselli.
In relazione alla ricostruzione della Chiesa di San Giovanni Battista dopo il terremoto del 1570-1572, il dipinto viene associato alla tarda età del pittore. Un argomento a favore della datazione del San Lazzaro a questo periodo è di carattere iconografico. Vi è infatti la possibilità che il pittore si sia ispirato al repertorio, pubblicato nel 1571 a Venezia “Le immagini de i dei de gli antichi” di Vincenzo Cartari. Si può confrontare il santo con le raffigurazioni di Saturno e del Silenzio. San Lazzaro, infatti, sembra un vecchio dio barbuto, piuttosto che un malato.
Per quanto riguarda la datazione, bisogna quindi ritenere l’opera posteriore al 1571 e secondo diversi studiosi posteriore anche al 1573 (datazione della pala del “Miracolo di S. Eligio”).
L’opera è stata recentemente restaurata, recuperando la qualità del colore originale.
Nel 1991 l’opera è stata esposta in una mostra allestita a Palazzo Schifanoia dedicata alla Chiesa di San Giovanni Battista.


Bibliografia:
- F. Avventi, Il servitore di piazza: guida per Ferrara, Ferrara, 1838, pp. 240-243.
- C. Brisighella, Descrizione delle pitture e sculture della città di Ferrara, 1700 – 1735 ca, 448-451.
- C. Barotti, Pitture e scolture che si trovano nelle chiese, luoghi pubblici, e sobborghi della città di Ferrara, Ferrara 1770, pp. 167-169
- G. Baruffaldi, Vite de’ pittori e scultori ferraresi, vol. II, Ferrara 1844-1846.
- G. Frabetti, L’autunno dei manifesti a Ferrara, Cassa di Risparmio Ferrara.


Scritto da: Ginevra Elettra Trisconi
Editor: Angelica Agrò